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Il
settore radiotelevisivo in Italia
(note tratte
da "Occupazione e Formazione nell'ICT" - 2004 - a cura di Federcomin)
Il
settore televisivo italiano é formato da pochi grandi operatori
e numerose piccole realtà di piccole dimensioni.
In particolare il panorama dell'offerta é così composto:
- 2 grandi broadcaster nazionali;
- 2 broadcaster nazionali di medie dimensioni;
- 600 emittenti locali di medie-piccole dimensioni (77% emittenti locali
commerciali e 23% emittenti locali comunitarie).
Elemento caratterizzante lo scenario italiano
è l' elevato grado di concentrazione (tavola
seguente).
La somma delle quote di audience dei primi 2 operatori nazionali risulta
pari al 90%, la più alta fra tutti gli altri paesi europei.

Tale
concentrazione è evidente anche se si prendono in considerazione
le entrate complessive del settore. I primi 2 operatori nazionali raccolgono
infatti il 75,5% delle entrate del sistema, gli operatori nazionali di
medie dimensioni il 17,37% e le televisioni locali raccolgono il restante
7,14%.
La composizione delle entrate è diversa nell'operatore pubblico
rispetto agli altri operatori nazionali. Mentre per questi ultimi si tratta
esclusivamente di ricavi pubblicitari, per l' operatore pubblico le entrate
sono costituite oltre che da ricavi pubblicitari, anche da canone e cessione
di diritti e convenzioni con lo Stato.
Il mercato televisivo italiano appare in buona crescita (+7% rispetto
al 2002), con un valore complessivo nel 2003 di 6.110 milioni di euro.

La
crescita dell 'ultimo biennio è da attribuirsi ad una ripresa dei
ricavi pubblicitari che rappresentano circa l'80% delle entrate del settore.
Nel triennio 2001-2003 infatti, l'andamento degli investimenti pubblicitari
nel settore radiotelevisivo ha registrato segnali di crescita, con una
crescita del 4,9 % nel settore televisivo e del 15,9% in quello radiofonico.

E'
interessante notare come la contrazione delle entrate nel settore, nel
triennio 2001-2003, non abbia portato le aziende a considerare riduzioni
del personale ed anzi, l'occupazione del settore sia rimasta costante.
In particolare ciò è dovuto:
- a flessibilità e ad un corretto dimensionamento delle strutture
aziendali nelle
realtà televisive grandi e medie
e
- ad un incremento delle risorse nel settore televisivo e radiofonico
locale, grazie a misure di sostegno statali e a nuove forme contrattuali
che, come ad esempio il contratto per i giornalisti, hanno favorito l'ingresso
nel settore di nuove risorse.
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